Il carteggio tra Francesco Lavarello e Prospero Moisè Loria è conservato nell’Archivio dell’ASP Golgi Redaelli con la denominazione ALPE, Famiglie, Lavarello, b. 262.
Contiene:
- 13 lettere di Lavarello e 8 lettere di Loria, scritte tra il 3 novembre 1872 e il 30 novembre 1873;
- una lettera di G. F. Lavarello, nipote di Francesco;
- un memoriale, scritto da Loria, in cui viene presentato Lavarello, le azioni da lui compiute durante l’impresa dei Mille e le difficili condizioni in cui si trova nel presente, con l’invito al Governo di concedere una meritata ricompensa per i servigi alla patria svolti dal capitano Lavarello;
- un “brevetto” firmato da Giacomo Medici[1] che attesta l’inserimento di Lavarello nell’Esercito Meridionale, i fatti d’arme a cui ha partecipato e le ricompense ottenute;
- uno scritto firmato da Giuseppe la Farina, in cui si attesta il ruolo avuto da Lavarello nella spedizione in Sicilia e la disponibilità di Cavour a dare a Lavarello una conveniente ed onorevole ricompensa per i suoi servizi
[1] Giacomo Medici, milanese, conobbe Garibaldi a Montevideo, dove era anch’egli esule. Amico intimo di Garibaldi, ritornò con lui in patria nel 1848 e lo accompagnò in tutte le successive azioni militari. Dopo il 1870 fu nominato senatore dal re e suo Primo Aiutante di Campo

