
argomento
Il percorso prende spunto dalle trasformazioni - paesaggistiche, urbane e sociali - che negli ultimi secoli hanno ridisegnato il territorio milanese situato un tempo oltre le mura spagnole, nella fascia di cerniera tra città e campagna corrispondente fino al 1873 ai Corpi Santi di Milano, concentrando in particolare l'attenzione sulla zona Nord-Est.
Le carte d'archivio qui selezionate riguardano le vicende del podere detto delle Cascine Doppie, situato nei Corpi Santi di Porta Orientale (oggi Porta Venezia), compreso grosso modo tra Loreto e Lambrate.
Il Luogo Pio della Carità di Milano divenne proprietario di questi beni fin dai primi decenni del XVII secolo, in seguito al testamento dell'11 ottobre 1636 del sacerdote Giacomo Robbio. Da allora, per oltre due secoli, la pia istituzione ed in seguito l'amministrazione dei Luoghi pii elemosinieri perseguirono una strategia di progressivo ampliamento del podere attraverso frequenti acquisti e permute. Intorno alla metà dell'Ottocento, l'originario nucleo di alcune centinaia di pertiche era quasi triplicato, fino ad estendersi per oltre 1.300 pertiche (circa 90 ettari), comprendendo diversi altri terreni e case, dai cospicui beni della Cascina Cigada o Cicala, (acquisita già nel 1645), fino a quelli della Pulice o Pulce, il cui rogito fu portato a termine nel 1853.
[1]Giuseppe Antonio Pessina (ingegnere), Particolare dal disegno raffigurante la rete dei fontanili che caratterizzava il podere di Cassine Doppie e Cicala, 1781. [1]
[2]Particolari riferiti alla rappresentazione di Cascine Doppie in alcuni disegni sei e settecenteschi. [2]
I terreni erano allora coltivati per lo più a prato irriguo o a marcita, grazie alla notevole rete di rogge e fontanili alimentata dall'ingente patrimonio d'acque della zona, o ad aratorio semplice (cioè con seminativi per la coltura di cereali e foraggi), spesso alternato all'aratorio vitato (con filari di vite).
Furono probabilmente proprio la significativa ricchezza d'acqua, così come la vicinanza dell'abitato circoscritto dalle mura, a favorire in questo territorio ad Est della città, attraversato poco distante dal Naviglio di Porta Tosa, lo sviluppo di una serie di attività legate al lavaggio dei panni, al pari della zona più a Sud, tra gli altri due navigli principali, il Grande e il Pavese.
[3]“Stralcio della carta corografica” relativa al territorio dei poderi Rizzarda e Rossa, Cassine Doppie, Pulice, 1846. [3]
Non pochi erano infatti da queste parti i lavatoi e gli insediamenti di lavandai situati presso le stesse cascine, come emerge dalle fonti, che ci raccontano di annose trattative, se non contese, per lo sfruttamento delle acque, rivendicate al tempo stesso per le operazioni di lavaggio e candeggio, come per le colture dei campi.
Attraverso la documentazione (relazioni, atti di consegna in affitto, mappe, disegni, e più tardi foto d'epoca e censimenti), oltre ad emergere un paesaggio suburbano di cui oggi non c'è più quasi minima traccia, prende consistenza il profilo di un mestiere, quello dei lavandai, in parte dimenticato, ma appartenente a buon diritto alla tradizione milanese.
Per consuetudine, infatti, i panni a Milano non si lavavano in casa, ma all'aperto, preferibilmente appena fuori città, lungo le rogge e i canali che numerosi arrivavano a connotare persino il contesto urbano.
La vita dei lavandai era caratterizzata da consuetudini proprie, tramandate da un insieme di detti popolari e modi di dire dialettali tuttora vivi nella memoria collettiva, scandita da ritmi e attività ricorrenti, che prevedevano ogni settimana il ritiro dei panni al lunedì, le operazioni di lavaggio tra martedì e mercoledì, fino alla riconsegna nelle case a partire dal venerdì, sui carretti trainati dall'immancabile cavallo di ogni impresa familiare.
Consuetudini radicate e ininterrotte fino alla metà del secolo scorso, tramontate solo con la diffusione degli elettrodomestici nelle case.
Un mestiere antico quindi che identificava i lavandai, al pari di altri artigiani. Alla Confraternita dei bugandaj, nata nel XVIII secolo con sede presso la chiesa di Santa Maria delle Grazie sul Naviglio, nella seconda metà dell'Ottocento subentrò la Società Mutua Cooperativa Proprietari Lavandai, a ribadire l'identità di classe di questi lavoratori.
[4]Rilievi della porzione di territorio destinata al nuovo insediamento dei lavandai realizzato in prossimità di Cascine Doppie intorno agli anni 1890. [4]
Data la molteplicità di spunti di approfondimento, il laboratorio propone una scelta tra due diverse tracce tematiche (concordabili con i referenti).
[5]I lavatoi presso Cascina Pulice, anni 1910 circa (Civico Archivio Fotografico di Milano) [5]
ambito cronologico
dal XVIII al XX secolo
tipologia delle fonti di ricerca
esempi di attività di laboratorio
abilità e competenze acquisibili
apprendimento di strumenti per la lettura di fonti diverse riconducibili ad una medesima porzione di territorio
temi di approfondimento culturale e didattico
consigliato per
Tutte le classi di scuola primaria, secondaria di I e di II grado; l’approccio multidisciplinare e la ricchezza tematica offerta dall’analisi del territorio, e da questo percorso tematico in particolre, consentono di adattare gli approfondimenti ai diversi livelli scolastici, calibrando le attività con i docenti in base alle esigenze degli allievi.
referente per questo percorso tematico
Roberta Madoi [8] (ASP Golgi-Redaelli)
referente per la progettazione didattica
a cura di IRIS [9]
Links:
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[3] https://flic.kr/p/yZhvcU
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[5] https://flic.kr/p/yJZoMu
[6] http://node/101
[7] https://www.officinadellostorico.it/contributi/percorsi/bibliografia-tematica-sulla-storia-del-paesaggio-agrario
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