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storia della cultura e della società a Bergamo dall’età medievale ad oggi

Ci provo anch’io! Oggi come ieri arte da difendere e diffondere. La memoria della Grande Guerra nei provvedimenti a difesa del patrimonio bergamasco.

Conoscere e salvaguardare l’immenso patrimonio storico-artistico del nostro paese. Questa è la lezione che incredibilmente proviene dalla Grande Guerra quando la potenza distruttiva delle nuove armi via terra, via mare, ma anche via cielo minacciava non solo gli eserciti al fronte ma le stesse città con la loro storia e le loro bellezze artistiche. Un aspetto poco studiato: in Italia migliaia e migliaia di opere d’arte messe in sicurezza in loco, se non rimovibili, o trasportate in luoghi sicuri.

“Carta, penna, calamaio” laboratorio per la scuola primaria

Perché si impara a scrivere? perché l’uomo ha sempre cercato di lasciare dei segni di quello che faceva e di quello che pensava? e poi come ci riusciva? quali strumenti utilizzava? Quando viveva -senza biro né quaderni- tra la terra, le pietre e gli alberi che cosa si è inventato per annotare fatti, fare conti, registrare avvenimenti importanti da ricordare? Non propriamente un percorso, ma un vero laboratorio in cui i bambini vedono, costruiscono e provano a fare segni su supporti, dalla pietra alla carta, man mano utilizzati dall’uomo nel corso della storia della scrittura.

“Con quanta carità et amore”. La povertà e la MIA ai tempi delle grandi carestie tra Cinquecento e Seicento.

Chi si occupava dei poveri, specie quando nei periodi di gravi carestie il numero aumentava fino a diventare non solo straziante per lo spettacolo tristissimo di visi emaciati, corpi macilenti, ma anche pericoloso per le rivolte e gli assalti che mettevano a rischio la stabilità sociale? La MIA, quale ente nato con il proposito di aiutare i bisognosi, ebbe un ruolo fondamentale nella storia della carità di Bergamo. Un’occasione per riflettere sui meccanismi complessi delle crisi economiche, sulle differenze sociali, sul ruolo della beneficenza pubblica e privata, anche personale, nel contributo all’aiuto ai bisognosi. Nel passato come nel presente.

“Cadette in Bergamo cose straordinari”. Dalla repubblica Veneta a Napoleone: vincitori e vinti, paure, sogni e segni di cambiamento

Come si annunciavano le notizie quando non c’erano la televisione o internet? Nel 1797, ai tempi della Rivoluzione e dell’arrivo delle truppe napoleoniche a Bergamo, Michele Bigoni è il campanaro della città: uno spettatore privilegiato con un posto in prima fila sul Campanone. Dall’alto del suo punto di osservazione non solo suona le campane per annunciare gli avvenimenti straordinari, ma ne fa una precisa cronaca. Nel suo diario testimonia un vero e proprio sconvolgimento: le feste in piazza, il rogo delle parrucche dei nobili, l’albero della libertà che non solo cambiarono il volto della società e del potere, ma istituirono anche nuovi simboli e nuove immagini per rappresentarlo.

“…e noi siamo galantuomini…” Faide e criminalità “nobile” nella Bergamo veneziana tra il XVI e il XVII secolo.

“ …e noi siam galantuomini” dicono con faccia sorniona i bravi a don Abbondio. Una storia tutta inventata quella di Renzo e Lucia? Non completamente. Sembra infatti che Alessandro Manzoni si sia avvalso di una torbida vicenda avvenuta dalle parti di Vicenza, emersa da atti processuali d’archivio finiti ad un certo punto da Venezia a Milano, e, adattandola, abbia tratto la trama del suo capolavoro. Anche nel bergamasco, ai tempi del dominio della Serenissima, i nobili spadroneggiavano e infilzavano di spada personalmente, o facevano archibugiare dai loro bravi, rivali di altrui ma anche della propria famiglia. Un percorso dunque un po’ truculento tra omicidi privati e torture pubbliche a delineare un periodo tra la metà del ‘500 e la metà del ‘600 in cui in Italia i cavalieri in crisi di identità non se la prendevano con i mulini a vento ma con chiunque li ostacolasse

"La congiura” degli studenti all’interno della Accademia della MIA nella Bergamo del ‘600

Prima del fatidico ‘68, o meglio ai tempi dei nostri antenati, gli studenti erano davvero più disciplinati e studiosi? Siete curiosi di sapere e di far sapere ai vostri alunni di oggi come era la scuola nella ormai lontanissima età moderna, come vivevano gli studenti e, se si ribellavano, come e soprattutto perché lo facevano? I documenti di questo percorso offrono uno spaccato della vita scolastica del ‘600, in particolare della seconda Accademia (1616-1630) di Bergamo fondata e gestita dalla MIA, e la possibilità di confrontarla con la vita scolastica odierna. Da far riflettere studenti e anche voi…docenti.

 

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